CHAMPIONS LEAGUE CLUB BRUGGE ATALANTA - La rabbia è tanta ed è giustificata. Quello che si è visto giunti in prossimità dei titoli di coda della sfida valida per l'andata per i playoff di Champions League tra Club Brugge e Atalanta rasenta il ridicolo. O meglio, lo incarna in pieno perché trascende dal concetto di calcio e di sport in generale. In una partita senza patemi, senza difficoltà decisionali e correttissima sotto il punto di vista disciplinare, l'arbitro turco Umut Meler decide di prendersi la scena e accordare ai belgi un rigore difficilmente concepibile: Nilsson va su dischetto e la Dea esce furente dal campo. Al netto dell'indecorosa svista (o meglio, allucinazione) arbitrale, non evidenziare i limiti fisici e prestativi della squadra bergamasca equivarrebbe a nascondere la polvere sotto il tappeto.
Come evidenziato da La Gazzetta dello Sport, è sembrato di vedere una partita al contrario. I belgi si sono proiettati costantemente all'attacco in maniera incessante, sfrontata e senza timori reverenziali verso gli orobici e senza mai abbassare la propria linea insolitamente alta. Tanta la qualità da parte dei nerazzurri fiamminghi, calatisi per una notte nei panni dei nerazzurri di Gasperini. Troppo poco da parte della compagine lombarda, quasi mai continua nel pressing e nella pulizia della giocata. In quei pochi minuti in cui ha provato a cambiare le note sullo spartito, tuttavia, la differenza tecnica si è vista. La concretezza, però, è colpevolmente mancata. A mancare è stato anche un sano cinismo: in particolare, Samardzic cestina incredibilmente la più limpida delle occasioni una volta trovatosi sul piede forte a tu per tu con Mignolet. Tante cose da migliorare e tanta rabbia da smaltire per gli orobici.