Inter, Bastoni: "Ho esordito con Gasperini e poi sono stato accantonato"

3 Aprile 2025
- di
Redazione AT
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Alessandro Bastoni Atalanta esordio intervista
Tempo di lettura: 2 minuti

BASTONI ATALANTA ESORDIO INTERVISTA - Prima di diventare uno dei pilastri dell’Inter, Alessandro Bastoni ha mosso i suoi primi passi nel calcio professionistico con l’Atalanta. Nel podcast Supernova di Alessandro Cattelan, il difensore ha ripercorso la sua esperienza a Bergamo, ricordando il debutto in prima squadra con Gasperini e le difficoltà nel trovare continuità. Bastoni ha anche parlato di come l’Atalanta lo abbia aiutato a sviluppare il suo stile di gioco atipico per un difensore. Infine, ha ricordato le dinamiche dello spogliatoio bergamasco di allora, dove il “nonnismo” era ancora presente, ma anche il valore di quella scuola calcistica che gli ha permesso di spiccare il volo verso l’élite del calcio europeo.

Bastoni torna sul suo esordio con l'Atalanta

"Il mio esordio? È arrivato con Gasperini, poi sono finito nel dimenticatoio, nonostante avessimo vinto contro la Sampdoria di Quagliarella, Muriel e Skriniar. Poi boh, sono stato accantonato. Sono valutazioni che fanno gli allenatori, avevo 17 anni. Non potevo farci nulla. Nel caso uno non riesca a ricevere il giusto riconoscimento, il mio consiglio è quello di cambiare per fare il salto di qualità: vale per qualsiasi lavoro, non solo per il calcio".

Tipologia di difensore

"Difensore atipico? Sono uno dei primi difensori che interpreta il ruolo così, che si spinge molto in attacco. Lo faceva già un po’ Toloi all’Atalanta, ma con così tanta costanza forse sono il primo. Le mie caratteristiche aiutano, mi piace portare la palla. In Nazionale non posso farlo perché giochiamo in questo modo".

Leadership nello spogliatoio

"C’è mai stato qualche compagno che ha detto “ora parla anche Bastoni”? No perché in passato ho avuto l’umiltà di riconoscere quando parlare o meno. In spogliatoio parlano tanto Lautaro e Barella, ma non abbiamo la cultura che uno parla e tutti stanno zitti. Non c’è più il nonnismo che c’era una volta. Ci sono passato nei primi anni di carriera, ora fortunatamente non c’è più. Ad esempio all’Atalanta succedeva con Stendardo, Masiello e Zukanovic. Una volta ho fatto un tunnel in allenamento ed è finito il mondo. Non lo trovo giusto. Fortunatamente c’è più cultura ora".

Giocare nella propria squadra del cuore

Cosa si prova a giocare per la squadra del cuore? Ho fatto 11 anni di settore giovanile con l’Atalanta e ho affrontato non so quante volte l’Inter, in quei momenti non mi stava molto simpatica. Facevo i miei interessi. Poi da grande, quando rappresenti i colori che ami è il massimo della vita. Non dovevo più cercare i risultati della mia squadra del cuore, perché ne facevo parte (ride, ndr)".

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